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eXtreme Project Management |
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A cura della redazione di www.xpm.it |
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:: Modulo 5 ::
XPM - Concetti di base
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Nella prima parte di questo quarto modulo abbiamo preso in esame alcuni concetti base dell'XPM. Ricapitolando, essi erano:
Esaminiamo adesso altri concetti base dell'XPM. Che tipo di Piano? Per anni ho sostenuto, e lo sostengo ancora, che una buona pianificazione è alla base del successo nella gestione di un progetto. Sopratutto parlando di "controllo", il TPM afferma con forza che esso è tale solo se nasce da un adeguato confronto fra dati pianificati (baseline) e dati effettivi (actual). Tutto ciò è inconfutabilmente vero laddove il progetto parte con obiettivi chiari e con modesti cambiamenti in corso d'opera. Purtroppo molti project manager, con un approccio che DeCarlo definisce "newtoniano", hanno a volte creduto troppo nella possibilità di descrivere la realtà attraverso modelli e regole fisse ed immutabili. Hanno, per tornare nel nostro campo, creduto fosse possibile mettere a punto dei "piani infallibili" e, a sostegno di ciò, si sono poi ostinati a seguirli anche quando la realtà del progetto andava discostandosi sensibilmente dalle previsioni. In molti casi, anche da me vissuti, si è cercato di piegare la realtà al piano e non, come evidentemente sarebbe stato più opportuno, viceversa. Quanto sopra non deve stupire più di tanto se si pensa che per decenni, o meglio per secoli, in ambito militare (in cui, non casualmente, il project management nasce!) le guerre si sono condotte approntando invincibili piani strategici presso comandi generali situati a decine, quando non a decine di migliaia, di chilometri di distanza dal fronte di battaglia (Vietnam). Le conseguenze dovute alla rigidità e lentezza di tali piani rispetto ai repentini cambiamenti nell'evolversi delle battaglie e, ancor più, delle guerriglie, ha spesso comportato disfatte clamorose rimaste nella storia. Nella sua autobiografia, It Doesn't Take A Hero, il generale Schwarzkopf (1992) ha definito come datato tale approccio, raccontando come la campagna Desert Storm contro l'Iraq sia stata condotta in modo totalmente diverso perchè "...la tempestività è tutto in battaglia e se non avessimo corretto in tempo reale il piano avremmo perso l’attimo giusto". Alcuni
studiosi hanno, a proposito di pianificazione real-time, sviluppato una
teoria detta "scenario planning" come metodo strategico di pianificazione, sostenendo
che la pianificazione strategica lineare tradizionale non è più
rilevante nell'odierno ambiente turbolento del business. RAP Da diverso tempo nel settore informatico viene utilizzata una tecnica per l'analisi ed il disegno di sistemi informatici che deriva dalla metodica FAST, sperimentata fin dagli anni 80 da AT&T. Da questo nuovo approccio è derivato, sempre in area sistemi informatici, il Rapid Application Development (RAD). Si tratta, fra l'altro, di organizzare "brainstorming" intensivi (solitamente meno di cinque giorni) in cui clienti chiave ed analisti di sistema esperti definiscono il disegno del sistema e, fino a quando non si è finito,...non si esce!. Tra le nuove tecniche indicate dal'XPM (che è in sostanza più un nuovo approccio "filosofico" al project management che un tentativo di definire nuovi e algoritmici tecnicismi) viene proposto un metodo simile ad Rad, chiamato, per assonanza, RAP - Rapid Planning. Proprio per eliminare le lungaggini che spesso si hanno nella fase di pianificazione, a causa del ping-pong negoziale fra project manager e singoli stakeholder, e sopratutto per favorire il dialogo "laterale" ed extra-funzione fra i componenti del team di progetto, il RAP propone un'unica sessione di pianificazione a cui partecipino, oltre al project manager, tutti gli stakeholder chiave. Il RAP, che deve seguire degli step precisi di planning, deve essere un processo rapido ma, al contempo, altamente partecipavo, in cui si cerca una linea di accordo comune prima che la baseline venga "congelata". Non possiamo qui, per brevità, esaminare tali passi di planning di una riunione RAP, anche perchè tale aspetto verrà trattato specificatamente in un successivo modulo. Possiamo invece sottolienare che il RAP dovrebbe focalizzarsi solo su ciò che è al momento prevedibile, pianificando quindi in dettaglio le attività, le milestone, i deliverable, ecc., che ricadono in una finestra temporale molto limitata (dalle 2 settimane ai 2/3 mesi, a seconda delle dimensioni e delle criticità del progetto). Anche le riunioni di avanzamento dovranno seguire la logica della rapidità e pragmaticità degli argomenti trattati, prendendo come esempio gli incontri mattutini, quasi giornalieri, che si svolgono nei grandi studi legali e che, come me, avrete sicuramente visto essere rappresentati in molti telefilm americani. A tale proposito si potrebbe pensare a dei meeting di "colazione", in cui, fra un dolcetto ed un tea, si esaminano le ultime "news dal progetto", ma in ambienti in cui, non certo casualmente, ...... manchino le sedie. E' ciò che si definisce uno stand-up meeting, unico modo affinché le persone, stanche di stare in piedi, siano rapide e concise. Certo la sola gestione dei meeting (organizzazione, convocazione, svolgimento) per project manager che seguono contemporaneamente più progetti, come un mio giovane amico operante nell'area telefonia mobile che ha in linea (...è proprio il caso di dirlo..) più di 15 progetti, diventa un problema di non poco conto. Inoltre, se tali project manager applicassero la tecnica dello stand-up meeting mattutino con colazione, sopra accennata, per tutti i progetti di competenza, si verrebbe a creare un grave pericolo per la loro.... dieta!! Team Virtuali Spesso alle problematiche insite in un progetto estremo se ne aggiungono altre che, se ciò è possibile, ne peggiorano ancora di più la situazione. In questi anni la natura delle organizzazioni è cambiata ed i team di progetto sono cambiati di conseguenza. Oggi in un team possono essere presenti molti stakeholder e esperti non co-locati, spesso consulenti o appaltatori che lavorano per le organizzazioni esterne. Uno dei grossi problemi che molti project management stanno incontrando nella gestione dei loro progetti è la sempre più rapida trasformazione dei team di progetto da team tradizionali a Team virtuali. Il concetto di team virtaule si differenzia molto dalla problematica, se pur cogente, dei team remoti. Un team affiatato e composto di persone che si conoscono e si stimano da tempo, può lavorare benissimo anche se per un certo periodo i componenti di tale "squadra" non sono ubicati fisicamente nello stesso luogo. Sappiamo tutti, infatti, quanti strumenti sono oggi messi a nostra disposizione dalla tecnologia per affrontare il problema della comunicazione a distanza e quanto Internet/Intranet abbia mutato i nostro modo di relazionarci. Grazie a 'e-mail, video conferenze, web forum, chat, ed ai pià anziani ma pur sempre validi telefono e fax, i team remoti possono comunque cercare di "restare uniti". Diverso è invece il problema dei team virtuali, team nei quali, sicuramente anche a causa di un scarsa frequentazione, possono, insorgere le seguenti dinamiche [Thomsett2002]:
Inoltre, sempre più spesso, i membri del team sono impegnati part-time e l'unico membro del team a tempo pieno sul progetto finisce per essere il project manager; ma anche questo per alcuni project manager purtroppo non è più vero.
I piano temporale di un progetto è il risultato di una schedulazione più o meno supportata da tecniche di programmazione automatica (Pert, Cpm). Le informazioni di base, rispetto alle quali si sviluppa un programma temporale, sono le stime delle attività di progetto in termini di tempo (durate) e di impegni (risorse necessarie/disponibili). Se un progetto finisce molto più tardi di quanto preventivato, la motivazione più banale che spesso in azienda si da è che "si sono sbagliate le stime". Per assurdo, però, se un progetto dovesse finire prima del previsto, il project manager potrebbe essere accusato, con riferimento alle stime, di averle "gonfiate". Sono invece più che convinto che solitamente i project manager, nonostante le innumerevoli difficoltà nel formulare le stime (es. non sapere ancora con precisione cosa si deve fare!), non prendano "svarioni" tali da giustificare dei ritardi che, come abbiamo detto in precedenti paragrafi, possono arrivare al superare il 200% dei tempi pianificati. Molti studiosi di XPM addebitano tali notevoli discrepanze fra pianificato ed effettivo, oltre che alla onnipresente legge di Murphy [1], ad una serie di fattori derivanti dalla nostra natura umana e, comunque, da come nelle realtà aziendali si tende ad organizzare il nostro lavoro. Elencandoli solo brevemente, tali fattori umani sono:
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Theory Of Constraints: "Una catena si spezzerà sempre nel suo punto di maggior debolezza". |
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Xtremato ma...felice ;-) Eugenio Rambaldi
[1] Si veda, a tale proposito, la ri-trascrizione delle famose Leggi di Murphy da me operata con riferimento al project management: www.xpm.it/legge_murphy.htm
Acronimi utilizzati nel documento:
CCM - Critical Chain Management CPM - Critical Path Method PM - Project Manager RAP - Rapid Planning TOC - Theory Of Constraints TPM - Traditional Project Management XPM - eXtreme Project Management
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